Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

lunedì 3 gennaio 2011

Inverno di Umberto Saba

Stabrowski/Julia/1908 È notte, inverno rovinoso. Un poco
sollevi le tendine, e guardi. Vibrano
i tuoi capelli, selvaggi, la gioia
ti dilata improvvisa l'occhio nero;
che quello che hai veduto - era un'immagine
della fine del mondo - ti conforta
l'intimo cuore, lo fa caldo e pago.
Un uomo si avventura per un lago
di ghiaccio, sotto una lampada storta.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Cosa ha visto la donna (la moglie di Saba, credo)? Un fuoco d'artificio, una cometa, una stella cadente...
Forse ciò che cerca l'uomo sul lago ghiacciato...

Ardea Cinerea ha detto...

Ha visto la desolazione e la morte. Cioè la vita come la vedono i più, un cerchio senza fine, senza entrata e senza uscita. Un mondo senza speranza e senza amore la cui descrizione insuperabile è costituita dall'Ecclesiaste... la migliore poesia assurge talvolta alla stessa efficacia descrittiva.

veronica ha detto...

Anime alla deriva

Non c’è vento stasera
E alla deriva vanno
dondolando riversi
gusci di anime gettate a caso
girano
lentamente
girano su se stessi
né avanti né indietro
né a Est
né a Ovest
né oggi
né poi
Anime naufraghe
sospese sul tempo
un cerchio immobile
e senza strade
Nessuna intermittenza
Nessun rumore
Nessuna attesa
Un mare di nulla
senza orizzonte
dove non scorrono rinnovando il giorno
albe e tramonti.
Un doloroso errare senza approdo.
Buio senza notte

Francesca Vicedomini ha detto...

Siete davvero bravi, io le poesie le scelgo solamente...Voi scrivete.
Buona giornata...

Ardea Cinerea ha detto...

Non mi considero un poeta Francesca... ma grazie comunque.
Buona serata